Ovodonazione: cos’è, come funziona, benefici e costi

Ogni donna, al momento della nascita, possiede circa 400mila ovociti all’interno delle sue ovaie. Nel corso della sua fertilità, solo 1 su 1000 ovociti potrà maturare del tutto avendo così la possibilità di essere fecondato.

Ogni mese, ciascuna donna produce un ovulo maturo: se verrà fecondato si trasformerà in embrione che, successivamente, si svilupperà durante la gravidanza; se non verrà fecondato, invece, verrà espulso con le mestruazioni.

Considerando il numero ridotto di ovociti che, nel corso della vita di una donna, possono essere “utili” alla fecondazione, la loro donazione è praticamente fondamentale: si tratta di un gesto altruista, gratuito e totalmente anonimo nei confronti di quelle donne che, purtroppo, non possono avere figli. Tutto questo viene definito ovodonazione.

Cos’è l’ovodonazione?

L’ovodonazione è il processo di fecondazione eterologa che consente a una donna non fertile di poter ricevere gli ovuli di una donatrice. Questi ovuli vengono fecondati dagli spermatozoi del partner maschile (o del donatore) in modo da ottenere gli embrioni che, dopo un periodo di conservazione in laboratorio, vengono trasferiti nell’utero della ricevente.

La donazione degli ovuli avviene spontaneamente e permette alle donne (o alle coppie) che non possono avere figli di poter realizzare il loro sogno di diventare genitori. La procedura di fecondazione è leggermente più complicata rispetto a quella che prevede la donazione del liquido seminale maschile (chiamata semedonazione), perché prevede un piccolo intervento chirurgico (cioè la puntura follicolare) che permette di estrarre gli ovociti dalla donatrice.

La donatrice che decide di sua spontanea volontà di donare i propri ovociti deve rivolgersi a cliniche specializzate in riproduzione assistita e sottoporsi a una serie di esami specifici per garantire il suo stato di buona salute.

Ovodonazione in Italia e in Spagna

Fino a qualche anno fa, in Italia l’ovodonazione era vietata dalla legge 40 del 2004. Dal 2014, invece, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza che ha aperto le porte alla donazione degli ovociti, seppur con qualche limitazione: in territorio italiano, infatti possono fare ricorso all’ovodonazione solo le coppie di fatto, sposate o conviventi eterosessuali, con entrambi i partner in vita. Sono esclusi, quindi, i soggetti single e le coppie omosessuali.

A differenza dell’Italia e di altri Paesi, dove esistono limiti molto restrittivi, in Spagna l’ovodonazione è totalmente legale e regolamentata dal 1988; non a caso, detiene il primato per numero di trattamenti di fecondazione assistita e si piazza al terzo posto in tutto il mondo.

La donazione di ovociti è la procedura di PMA maggiormente diffusa in Spagna; la donatrice, per poter diventare tale, deve rispettare requisiti molto rigorosi:

  • avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
  • essere in ottime condizioni di salute psicofisica;
  • non avere malattie genetiche o altre patologie a trasmissione sessuale;
  • presentare caratteri fenotipici simili con la ricevente;
  • rimanere totalmente anonima.

Tenendo conto della maggiore esperienza spagnola in questo campo e del ridotto numero di restrizioni, sono state quasi 7mila le pazienti italiane che si sono rivolte ai centri PMA spagnoli solo tra il 2012 e il 2016.

Chi può accedere all’ovodonazione?

Per poter richiedere la procedura di ovodonazione, le donne riceventi devono rispettare i seguenti requisiti:

  • età avanzata;
  • insufficienza o scarsa riserva ovarica (precoce o congenita);
  • patologie che hanno influito sulla capacità riproduttiva;
  • anomalie genetiche o cromosomiche;
  • aborti multipli;
  • precedenti tecniche di PMA fallite.

In Spagna, l’ovodonazione è aperta anche alle coppie omosessuali femminili; in questo caso, una diventa la donatrice e l’altra la ricevente (Metodo ROPA). Questo “scambio” consente di creare un legame unico non solo tra le partner, ma anche tra queste ultime e il nascituro, che avrà il DNA di una e crescerà nell’utero dell’altra.

Tipi di ovodonazione

Esistono diverse tipologie di ovodonazione, che dipendono dall’origine degli ovuli: le principali sono la donazione di ovuli freschi e la donazione di ovuli vetrificati, ma sono subentrati anche gli ovuli da banca e la mini-ovodonazione (o donazione di ovuli in comune). Eccoli nel dettaglio:

Donazione di ovuli freschi

Nel caso della donazione di ovuli freschi, la donatrice e la ricevente devono avere il ciclo ormonale sincronizzato; in questo modo, la donatrice viene stimolata mentre la ricevente prepara il suo endometrio. Di conseguenza, nello stesso ciclo, vengono estratti gli ovuli della donatrice e, dopo 3-5 giorni, vengono impiantati nell’utero della ricevente.

Lo svantaggio di questa tipologia di ovodonazione è che, nel caso in cui la donatrice non dovesse rispondere positivamente alla stimolazione ovarica, la ricevente potrebbe dover aspettare il ciclo successivo per ottenere l’impianto (con conseguente stress emotivo e assunzione di ulteriori farmaci).

Donazione di ovuli vitrificati

La donazione di ovuli vitrificati non richiede la sincronizzazione dei cicli; più semplicemente, si prelevano gli ovociti della donatrice e quelli maturi vengono congelati con la procedura della vitrificazione.

Nel momento in cui si presenta una ricevente compatibile, gli ovuli vitrificati vengono devitalizzati e fecondati con lo sperma della coppia o di un donatore compatibile. Anche in questo caso, la ricevente deve sottoporsi al trattamento di preparazione dell’endometrio prima che l’embrione venga trasferito nel suo utero.

Lo svantaggio di questa tecnica consiste nel fatto che non tutti gli ovuli sopravvivono allo scongelamento; nonostante ciò, al momento i tassi di sopravvivenza sono comunque molto buoni.

Banca di ovuli

Come appena spiegato, nel momento in cui si opta per la donazione di ovuli vitrificati, questi ultimi vengono conservati in un luogo specifico, chiamato banca degli ovuli. Ogni clinica che si occupa di PMA può avere la propria banca o rivolgersi a una banca esterna.

Le banche degli ovuli hanno il compito di ottenere, valutare e distribuire gli ovuli delle donatrici e, solitamente, sono in grado di rispondere alla maggior parte delle richieste provenienti dalle cliniche. Godono, inoltre, di un ampio database di donatori, il che permette di offrire un trattamento di ovodonazione praticamente immediato, accelerando i tempi e consentendo alle coppie che lo desiderano di diventare genitori in breve tempo (e con meno stress)

Mini-ovodonazione (o donazione di ovuli in comune)

Infine, esiste anche la mini-ovodonazione, che consiste nella donazione di un numero minore di ovuli; infatti, mentre l’ovodonazione completa prevede che la ricevente abbia tutti gli ovuli prelevati dalla donatrice, circa 8-10, con la mini-ovodonazione ne ottiene solo 4-5. Questo avviene per due scopi ben precisi:

  • il costo della procedura è inferiore rispetto a quello delle altre, quindi molte più coppie hanno la possibilità di accedere;
  • si evita di generare embrioni in eccesso, che dovrebbero essere poi donati o vitrificati, comportando spese di mantenimento.

La procedura della mini-ovodonazione è chiamata anche donazione di ovuli condivisi perché gli ovuli estratti dalla donatrice possono essere impiantati in due o più riceventi.

Come avviene la selezione della donatrice?

Le donatrici selezionate godono di ottima salute, sono giovani e fertili. La donazione deve avvenire in modo del tutto anonimo e volontario e, nel processo di selezione, vengono valutati anche:

  • la storia clinica e familiare;
  • lo stato di salute ginecologico;
  • le condizioni psicologiche, attitudinali e professionali.

Vengono, inoltre, eseguiti test specifici per escludere eventuali malattie infettive o ereditarie.

Inoltre, è sempre raccomandato di tenere conto della compatibilità delle caratteristiche immunologiche (quindi il gruppo sanguigno) e fenotipiche della donatrice con quelle dei futuri genitori, senza escludere l’etnia e del colore della pelle; questo passaggio è molto importante per garantire una completa integrazione familiare del nascituro.

Come si esegue l’ovodonazione?

La tecnica dell’ovodonazione, così come tutte le altre di PMA, prevede una serie di step e procedura da eseguire scrupolosamente per poter raggiungere l’obiettivo finale: diventare genitori.

Stimolazione dell’attività ovarica della donatrice

Dopo essere stata accuratamente selezionata, la donatrice considerata idonea viene sottoposta a una stimolazione ovarica controllata che avviene tramite la somministrazione di ormoni; questo ha lo scopo di favorire la maturazione di più follicoli, in modo da prelevare più ovociti prima che inizia l’ovulazione naturale.

Di conseguenza, la donatrice deve eseguire ecografie periodiche e dosaggi ormonali per monitorare la situazione e stabilire il momento più adatto per la raccolta degli ovuli tramite puntura follicolare, un piccolo intervento chirurgico che consente di estrarre gli ovociti della donatrice dai follicoli maturi.

Recupero degli ovociti

Il prelievo degli ovociti (che avviene tramite puntura follicolare o pick-up) si esegue quando i follicoli hanno un diametro di 16-18 millimetri; successivamente, si somministra l’ormone hCG per indurre l’ovulazione nelle 36-48 ore seguenti.

Il prelievo degli ovociti si effettua tramite una puntura transvaginale ecoguidata, eseguita dopo la somministrazione di una lieve anestesia e una leggera sedazione. L’intervento dura circa 20 minuti e viene eseguito da un ginecologo, un embriologo e un anestesista:

  • con l’aiuto dello speculum, il ginecologo apre il canale vaginale e introduce l’ecografo e l’ago di aspirazione;
  • con l’ausilio dell’ecografia transvaginale, il medico individua i follicoli e ne estrae il liquido interno, che contiene l’ovocita.

Quanto raccolto viene trasferito in laboratorio, dove gli specialisti recuperano e selezionano gli ovociti maturi per prepararli alla fecondazione e/o all’impianto.

Fecondazione in vitro

Gli ovociti prelevati vengono fecondati in laboratorio con il liquido seminale del partner maschile della coppia o di un donatore esterno. A fecondazione avvenuta, vengono selezionati gli embrioni “migliori”, nonché più adatti, per essere impiantati nell’utero della ricevente.

Preparazione endometriale della ricevente

Nel frattempo, la ricevente viene sottoposta a un trattamento ormonale; prima dell’inseminazione, infatti, il suo endometrio deve mostrare un’opportuna recettività per l’impianto dell’embrione.

Trasferimento dell’embrione

Una volta che sia l’embrione, sia la ricevente sono pronti, è possibile procedere con l’impianto: gli embrioni vengono inseriti all’interno di un apposito catetere, che viene inserito nel canale cervicale fino alla cavità uterina, dove rilascia gli embrioni.

A seguito del trasferimento, la ricevente deve rimanere in posizione supina per circa 30 minuti, per poi lasciare tranquillamente la clinica. Le viene raccomandata solo totale astensione dai rapporti sessuali e dall’attività fisica fino all’esecuzione di un test di gravidanza.

Rischi e complicanze dell’ovodonazione

Tendenzialmente, l’ovodonazione è una procedura indolore che viene eseguita sotto sedazione. La donatrice può lasciare l’ambulatorio subito dopo la puntura follicolare ma, per precauzione, è sempre raccomandato di aspettare almeno un’oretta e di recarsi in clinica accompagnata.

A seguito del prelievo possono insorgere dolori addominali lievi (molto simili a quelli mestruali) e/o leggeri sanguinamenti vaginali. Bastano un paio di giorni di riposo per riprendersi del tutto.

Per quanto riguarda la ricevente, invece, la risposta ai farmaci utili all’induzione dell’ovulazione deve essere costantemente monitorata tramite ecografia e/o dosaggi ormonali, in modo da sospendere il trattamento per tempo. La terapia può comportare alcuni effetti collaterali quali:

  • aumento del volume delle ovaie;
  • dolori addominali;
  • aumento di peso;
  • mancanza di respiro;
  • nausea.

Bisogna sottolineare, inoltre, che donare gli ovuli non compromette la fertilità della donatrice che, dopo circa due mesi, può infatti tornare in clinica e ripetere l’operazione.

Quali requisiti deve avere la donatrice?

Come si diventa donatrice di ovociti? Qualunque donna lo desideri può diventare donatrice di ovociti, fermo restando che debba rispettare determinati requisiti, in primis:

  • un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
  • un buono stato psico-fisico;
  • funzione ovulatoria regolare;
  • limite massimo di 10 nati con i propri gameti;
  • nessuna malformazione e malattia genetica, congenita o ereditaria;
  • la firma del relativo contratto;
  • la capacità giuridica per dare l’autorizzazione al trattamento.

La procedura può essere eseguita solo presso un centro medico specializzato, che possieda un programma di donazione specifico; alla donatrice viene richiesto di compilare una cartella clinica per inserire informazioni utili sulla sua storia personale e familiare, i suoi esami fisici e alcuni dati inerenti:

  • peso;
  • statura;
  • colore della pelle;
  • colore degli occhi;
  • colore dei capelli;
  • consistenza del capello;
  • gruppo sanguigno;
  • etnia.

Inoltre, ogni singola donatrice deve effettuare una serie di test che comprende:

  • gruppo sanguigno e fattore Rh;
  • VDRL o esami equivalenti per individuare la sifilide;
  • analisi per l’epatite;
  • test di identificazione dei marcatori dell’HIV;
  • analisi clinica per il morbillo;
  • analisi clinica per individuare infezioni come gonorrea e clamidia.

Tutti i controlli previsti sono a titolo gratuito.

Quali sono i benefici dell’ovodonazione?

L’ovodonazione, come più volte ribadito, è un gesto ampiamente altruista. Il primo beneficio che comporta, quindi, è la soddisfazione: una donna che dona i propri ovociti si sente utile, oltre che appagata, dato che può aiutare un’altra donna che, a differenza sua, non potrebbe diventare madre per i motivi più svariati.

Entrare a far parte di un programma di donazione, poi, consente a una donna di conoscere il suo stato di salute costantemente, dato che deve eseguire esami e controlli ripetutamente. Si tratta di una sorta di screening totalmente gratuito che permette di monitorare la propria condizione psico-fisica in vari momenti dell’anno.

Infine, la donatrice può anche richiedere un indennizzo da devolvere a un ente senza scopo di lucro, come residenze d’accoglienza per l’infanzia o associazioni a sostegno del diritto delle donne. Si tratta di un gesto dettato solo e soltanto dalla solidarietà.

Legame tra ovodonazione e solidarietà

Quando una donna non riesce a rimanere incinta e, tra l’altro, non può utilizzare i suoi ovociti, ha due strade davanti a sé: l’adozione o la donazione. In entrambi i casi il desiderio finale, cioè quello di maternità, viene sicuramente appagato, ma con l’ovodonazione avviene un passaggio in più: la ricevente può portare in grembo il proprio bambino, vivere l’esperienza della gravidanza e del parto e stringere con il nascituro un rapporto unico e speciale.

Questo vale soprattutto quando l’ovodonazione avviene all’interno di una coppia omosessuale femminile, cioè quando l’una dona i suoi ovociti all’altra; qui il legame che si instaura prevede la partecipazione di ben tre soggetti, e non solo due, il che si rivela semplicemente meraviglioso. Entrambe le donne, quindi, possono contribuire alla formazione del corredo genetico del bambino e sentirlo proprio in tutto e per tutto.

Quando la donatrice, invece, è esterna alla coppia, rimane del tutto anonima e volontaria (oltre che estremamente altruista); non ricerca e non riceve, di conseguenza, alcuna visibilità o riconoscenza, se non la consapevolezza di aver compiuto un gesto di bontà.

Ed è proprio lo spirito di solidarietà che conferisce all’ovodonazione la gratuità, garantendo l’assenza di qualsiasi logica di lucro, di commercio e di incentivo economico.

Quanto costa l’ovodonazione?

Rispetto alle tecniche “classiche” di PMA, l’ovodonazione prevede un costo più elevato a causa dei farmaci utili alla stimolazione ovarica della donatrice. Entrando nel dettaglio, mentre un trattamento FIVET/ICSI con ovuli propri costa tra i 3500 e i 5500 euro, il costo dell’ovodonazione oscilla tra i 4000 e i 9000 euro, a seconda della clinica scelta e del tipo di ovodonazione.

Un costo del genere, ovviamente, spaventa ma garantisce non solo l’impianto di ovuli di qualità (dato che vengono monitorati, conservati e selezionati accuratamente), ma anche la possibilità di ottenere immediatamente una gravidanza. Di conseguenza, è possibile risparmiare su cicli ripetuti a seguito di un primo fallimento, cosa che accade quando gli ovociti sono propri.

FaseDescrizione
1. Selezione della donatriceLa clinica seleziona una donatrice in base ai criteri stabiliti (come età, salute e caratteristiche genetiche).
2. Stimolazione della donatriceLa donatrice viene sottoposta a un trattamento ormonale per stimolare la maturazione di più ovuli.
3. Raccolta degli ovuliGli ovuli maturi vengono prelevati dalla donatrice attraverso un intervento chirurgico mininvasivo (pick-up o puntura follicolare).
4. Preparazione della riceventeL’endometrio della ricevente viene preparato tramite terapie ormonali per favorire l’accoglienza dell’embrione.
5. Fecondazione in vitroGli ovuli donati vengono fecondati in laboratorio con il seme del partner o di un donatore, creando embrioni.
6. Selezione degli embrioniGli embrioni vengono valutati per qualità e sviluppo e viene scelto il migliore per il trasferimento.
7. Trasferimento dell’embrioneL’embrione selezionato viene trasferito nell’utero della ricevente attraverso un processo chiamato “trasferimento embrionale”.
8. Test di gravidanzaDopo un periodo di attesa, la ricevente può effettuare un test di gravidanza per verificare il successo del trattamento.

 

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